Letture sceniche dei testi tratti da "Quarta dimensione" di Ghiannis Ritsos.
Un progetto della Compagnia Teatrale Kripton - Traduzione di Nicola Crocetti. A cura di Fulvio Cauteruccio.
Il progetto vuole essere un approfondimento del grande autore, poeta e drammaturgo del XX secolo, più volte candidato al Premio Nobel per la Letteratura, e definito dal poeta Louis Aragon "uno dei più grandi poeti del nostro tempo”. Il suo capolavoro più celebre “Quarta dimensione”, una raccolta di monologhi poetici in cui dà voce a personaggi della mitologia greca, rilegge con uno sguardo moderno, intimo e tragicamente umano il mito. Questi testi furono scritti durante il confino, come forma di resistenza simbolica, sfruttando la maschera mitologica per aggirare la censura. Figura complessa e straordinaria che ha unito poesia, impegno politico e riflessione esistenziale in un’opera vastissima e intensamente umana, Ritsos intreccia nelle sue opere la memoria personale con quella storica e politica della Grecia: guerre, resistenza, lotte sociali diventano materia poetica.
Per Ritsos, ricordare è un atto di resistenza contro l’oblio, una forma di azione. Nella sua poetica il corpo è centrale: ferito, imprigionato, desiderante, diventa simbolo di lotta e resistenza, ma anche di fragilità e speranza. Il mito viene smontato, ricostruito, interiorizzato: non più figure lontane e inaccessibili, ma personaggi umani, vicini, pieni di dubbi, paure, desideri inconfessabili. Così, la tragedia greca diventa specchio della condizione moderna. Nei suoi monologhi spesso domina una voce sola, che riflette su sé stessa, sull'assenza dell’altro, sull’incomunicabilità. Il silenzio non è vuoto, ma uno spazio denso, carico di senso. Nonostante tutto, in Ritsos c’è sempre una tensione verso la vita, una volontà di riscatto, anche nel buio più profondo. Nella Quarta dimensione, Ritsos sceglie dieci figure mitiche greche e le fa parlare in prima persona, come in un lungo monologo interiore. Ma quei personaggi parlano per tutti noi: vivono il disorientamento, la crisi d’identità, la fine delle certezze, il peso del tempo e delle scelte. È un uso del mito anti-retorico e umanizzante, spesso capovolto: il potere tragico delle figure classiche si trasforma in psicodramma moderno, in confessione.
Mercoledì 23 luglio, ore 17.00: Alessio Martinoli in AIACE
Aiace da Salamina. Fisicamente è una torre. Dentro, un magma di disillusioni e frustrazioni. Vorrebbe trovare un uomo al suo pari con cui parlare. Ma incontra solo larve mascherate. Nella quarta dimensione è il poeta: il diamante che scintilla tra i fragili grumi di creta, e riflette la verità delle cose nella sua immane iridescenza.
Evento interno alla rassegna Estate Fiorentina 2025
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